“LA VERA FORZA DELLA MAFIA STA FUORI DALLA MAFIA”. IL SILF PARTECIPERA’ ALL’EVENTO PERCORSI DI LEGALITA’ – VITTORIA 6 GIUGNO

Liberiamo le nostre comunità dal giogo del bisogno

“La vera forza della mafia sta fuori dalla mafia”. Il SILF insieme a diverse autorità e studiosi del settore ne parla al teatro comunale di Vittoria (RG) il prossimo 6 giugno. L’evento rappresenta l’occasione per analizzare le organizzazioni criminali nella loro veste di ecosistemi inviluppati in una doppia tensione: di chiusura verso l’interno (coesione, omertà, segretezza) e di apertura verso l’esterno (risorse, relazioni, territorio)[1], nell’intima consapevolezza che senza la rete di relazioni esterne la mafia torna ad essere semplice banditismo.

Nella logica di sostituirsi allo Stato le organizzazioni criminali fanno della “povertà” la loro valuta corrente. Non la usano soltanto — la producono e la gestiscono. Il sovraindebitamento di sussistenza, la disoccupazione strutturale, il gioco d’azzardo e modelli di vita insostenibili sono tutti meccanismi che alimentano la fragilità su cui l’ecosistema mafioso prospera.

Ecosistema che vive e si sviluppa tra due mondi, quello criminale e quello legale: apparentemente separati, ma contigui; collegati tra loro attraverso porte girevoli dove piccoli gesti apparentemente innocui si rivelano irreversibili. Le porte girano in una direzione sola ed uscirne costa tutto.

Chi popola quello spazio di confine si divide in quattro gruppi: i collusi consapevoli (professionisti e funzionari che scelgono deliberatamente), che meritano risposta penale; i conviventi pragmatici (chi tace per calcolo di sopravvivenza), che meritano risposta strutturale; i resistenti attivi (chi denuncia e si espone), che meritano protezione e visibilità; e infine chi non sa di convivere — la categoria più numerosa e più trascurata. L’imprenditore che usa l’infrastruttura sbagliata, il funzionario che firma un atto orientato senza conoscere il disegno, il giovane che attraversa la porta senza vederla.

In questo quadro si sviluppano le ombre dei funzionari pubblici, titolari di poteri di firma che operano spesso in condizioni di pressione strutturale: obiettivi contraddittori, risorse insufficienti, solitudine decisionale. La mafia non cerca il funzionario corrotto: cerca quello sotto pressione, con ampi margini di discrezionalità. Colonizza le contraddizioni del sistema, non i singoli individui. La risposta non può essere solo penale: deve essere organizzativa.

Su questo fronte, bisogna avere il coraggio di denunciare che l’inefficienza della pubblica amministrazione agevola la corruzione e l’evasione fiscale. Non è una coincidenza — è una catena causale. L’inefficienza produce discrezionalità non governata; la corruzione erode la fiducia nelle istituzioni; la sfiducia alimenta l’evasione; l’evasione impoverisce lo Stato; lo Stato impoverito è ancora meno efficiente. La mafia non è esterna a questo cerchio: ne è il motore. Rafforzare la pubblica amministrazione non è solo una questione di efficienza — è una misura antimafia.


[1] Prof. Maurizio Catino in “Le organizzazioni mafiose. La mano invisibile dell’impresa criminale” ed. il Mulino, 2020

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