Dopo una lunga e determinata fase di rivendicazioni, USIF, SILF E SIAF hanno sottoscritto l’accordo per il rinnovo del contratto 2025-2027.
Una scelta presa dopo aver ponderato in maniera realistica i pro e i contro della scelta del SI e del NO.
Con il ”SI” abbiamo ottenuto:
- un incremento da 145,51 euro (più o meno 100 euro nette) e 1.000,00 euri netti di arretrati per il grado di finanziere a salire che saranno corrisposti indicativamente già nel prossimo mese di gennaio 2027;
- la garanzia che le risorse che il Governo troverà eventualmente nella prossima legge di bilancio saranno utilizzate per alimentare il FESI, senza dover riaprire una nuova procedura contrattuale;
- un tavolo a luglio 2027 per la verifica dell’andamento dell’inflazione programmata utilizzata per il contratto e e quella effettivamente registrata;
- l’apertura del tavolo per l’adozione perla previdenza dedicata (tavolo attesto da oltre 6 anni), dove si inizierà concretamente a discutere per l’avvio di questa fondamentale riforma;
- l’apertura del tavolo per la riforma della pessima legge 46 e dei pessimi relativi regolamenti attuativi per concretizzare l’introduzione del II livello di contrattazione e la revisione delle prerogative sindacali delle OO.SS. del personale militare, per la prima volta alla presenza della Funzione Pubblica e delle stesse OO.SS.;
- la garanzia (per decreto legge di prossima emanazione) che l’invio dei provvedimenti delle Amministrazioni inerenti alle materie contrattuali per il parere delle OO.SS. del personale militare sia effettuato almeno 10 giorni prima, una sorta di assicurazione di prerogative sindacali qualora il tavolo sulle relazione non dovesse produrre risultati soddisfacenti.
Con il “NO”, cosa avremmo potuto ottenere?
Noi siamo realisti. Con l’attuale situazione politico-economica in atto, il Governo, al massimo, potrebbe racimolare solo qualche spicciolo per la specificità (che comunque andrà sul FESI).
Quindi con il “NO” avremmo solo ritardato la messa in sicurezza degli incrementi disponibili e messo a rischio l’apertura dei due tavoli fondamentali.
Certo che la scelta del “NO” sarebbe stata più facile e conveniente sotto il profilo del consenso, ma noi abbiamo preferito privilegiare gli interessi dei finanzieri, rispetto a quelli del sindacato.
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