GENOVA, 03.06.2026 – Umberto Orlandi (SILF Liguria): “Lo sviluppo del porto deve procedere insieme alla tutela dei finanzieri impegnati quotidianamente nei controlli doganali e di sicurezza”
Le immagini delle ruspe, dei nuovi viadotti, delle rampe che prendono forma e dei cantieri che stanno ridisegnando il volto del porto di Genova raccontano una storia di sviluppo e modernizzazione. Una trasformazione attesa da anni, destinata a rendere lo scalo ligure sempre più efficiente e competitivo nello scenario internazionale.
Ma dietro ogni grande opera esistono donne e uomini che continuano a garantire, giorno dopo giorno, la sicurezza del porto, il controllo delle merci, la tutela degli interessi economici dello Stato e il contrasto ai traffici illeciti.
È a loro che guarda il Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri della Liguria, che interviene alla luce delle notizie relative ai prossimi mesi di intensa attività infrastrutturale che interesseranno il porto di Genova.
“Il SILF non ha mai ostacolato i processi di sviluppo del porto e non lo farà oggi” dichiara il Segretario Generale Regionale Umberto Orlandi. “Siamo perfettamente consapevoli dell’importanza strategica degli investimenti in corso. Chiediamo semplicemente che, accanto alle esigenze dei cantieri e della logistica, trovino spazio anche le esigenze di chi opera quotidianamente nei varchi portuali e nelle strutture doganali.”
Una richiesta che il SILF aveva già formalmente rappresentato il 18 febbraio 2026 nel corso di un incontro con il Commissario Straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale, Avvocato Matteo Paroli.
In quella sede il sindacato aveva evidenziato una serie di criticità riguardanti il progetto di riqualificazione del Varco San Benigno e, in particolare, le strutture provvisorie destinate ad ospitare il personale della Guardia di Finanza.
Si trattava di osservazioni formulate con spirito costruttivo e collaborativo, finalizzate esclusivamente a migliorare la funzionalità e la sicurezza delle future postazioni operative.
Tra gli aspetti segnalati figuravano le dimensioni particolarmente ridotte dei moduli previsti per il servizio di vigilanza doganale, destinati ad accogliere contemporaneamente due militari impegnati in turni continuativi di sei ore. Un’attività che richiede l’utilizzo costante di sistemi informatici, consultazione di banche dati, controllo documentale e osservazione dei flussi veicolari in ingresso e uscita dal porto.
“Può sembrare un dettaglio” spiega Orlandi, “ma chi trascorre sei ore consecutive all’interno di una postazione di controllo sa bene quanto siano importanti gli spazi, la visibilità, l’illuminazione e le condizioni ambientali. Non si tratta di comfort, ma di strumenti che incidono direttamente sulla qualità del servizio e sulla capacità di mantenere elevati livelli di attenzione.”
Le perplessità avanzate dal SILF riguardavano inoltre la limitata visibilità garantita dalla configurazione progettuale dei box. Secondo il sindacato, l’assenza di un controllo visivo completo delle corsie operative rischierebbe di costringere il personale a uscire frequentemente dalle postazioni per monitorare il traffico, esponendolo inutilmente alla circolazione continua di mezzi pesanti all’interno dell’area portuale.
A ciò si aggiungono considerazioni relative all’illuminazione naturale, all’organizzazione degli spazi interni, alle modalità di accesso e alle dotazioni minime necessarie per affrontare turni di servizio prolungati.
Questioni che potrebbero apparire marginali a chi osserva il porto dall’esterno ma che assumono un’importanza concreta per chi opera quotidianamente in uno dei principali snodi logistici d’Europa.
Il SILF richiama inoltre l’attenzione su quanto avvenuto nelle prime fasi delle attività di demolizione del Varco San Benigno.
Nel febbraio scorso, infatti, l’avvio delle lavorazioni avvenne in un contesto che destò forte preoccupazione tra il personale in servizio, poiché le attività di demolizione si svolgevano in prossimità delle postazioni operative della Guardia di Finanza.
L’intervento dei Dirigenti Sindacali del SILF di Genova, Laurent Capurro e Marcello Greci, consentì l’apertura di un immediato confronto che portò alla sospensione delle attività e alla successiva individuazione di soluzioni più adeguate alla tutela del personale.
“Non vogliamo riaprire polemiche né guardare al passato” precisa Orlandi. “Quel momento deve però rappresentare un insegnamento. La sicurezza degli operatori deve essere considerata fin dalla fase progettuale e organizzativa, non quando i problemi si sono già manifestati.”
Per il SILF la questione assume un valore ancora più rilevante se si considera il ruolo che la Guardia di Finanza svolge all’interno dello scalo genovese.
Ogni giorno i finanzieri impegnati presso i varchi portuali effettuano controlli doganali, verifiche documentali, attività di contrasto ai traffici illeciti e servizi di sicurezza economico-finanziaria in un contesto operativo particolarmente delicato e strategico per il Paese.
“Quando si parla di porto si pensa alle navi, ai container e alle infrastrutture” conclude Orlandi. “Noi chiediamo che si pensi anche alle persone. Le grandi opere si realizzano con il cemento e con l’acciaio, ma la sicurezza del porto continua ad essere garantita da uomini e donne che lavorano ogni giorno in prima linea. Investire sulle loro condizioni di lavoro significa investire sulla sicurezza dell’intero sistema portuale.”
Il SILF Liguria rinnova pertanto la propria disponibilità a collaborare con l’Autorità di Sistema Portuale e con tutte le istituzioni coinvolte affinché la fase di trasformazione che interesserà il porto di Genova nei prossimi mesi possa rappresentare un esempio di sviluppo infrastrutturale capace di coniugare efficienza, sicurezza e attenzione verso il capitale umano che ogni giorno assicura il funzionamento dello scalo.
Clicca e scarica il comunicato stampa SILF Liguria lavori porto di Genova 03_06_2026