MANOVRA DI BILANCIO: PER IL COMPARTO SICUREZZA MANCA UN APPROCCIO STRUTTURALE. GDF PERNO DEL CONTRASTO ALL’EVASIONE, SERVE MAGGIORE RICONOSCIMENTO

Avevamo buoni motivi di ritenere che alla fine la manovra di bilancio sarebbe stata “corretta” e così è stato. Parliamo di un’apertura tiepida, lontana dalle esigenze reali di un comparto che continua ad essere “anziano” e compresso nei numeri. Il Governo ne è al corrente e la classe politica pure, e la dilazione dei tre mesi di innalzamento dell’età pensionabile di concerto con l’incremento dei fondi sulla previdenza dedicata è indice di attenzione per i lavoratori del settore. Ma non basta.

Un Paese come il nostro: crocevia di interessi economici criminali transnazionali, con un’evasione fiscale allarmante, bersaglio di un’esposizione migratoria incessante, mortificato, perdipiù, da una corruzione dilagante merita un’attenzione particolare su cosa si voglia intendere per sicurezza. Al di là degli schieramenti politici vorremo capire se la sicurezza è un investimento o un costo per le casse dello Stato. Noi la risposta ce l’abbiamo, e crediamo che nessuno oserebbe considerarci un costo, ma gli sforzi fatti sinora non vanno nella direzione auspicata.

Occorrerebbe un “Piano Marshall” con il quale ristrutturare il comparto in termini di:

  1. arruolamenti straordinari finalizzati ad ampliare gli organici e non solo a compensare i pensionamenti: buona parte del personale oggi soffre la contrazione dei numeri e va in affanno per coprire gli obiettivi;
  2. ampliamento e ristrutturazione delle caserme in quanto molte risultano inadeguate ad accogliere operatori ed “ospiti”;
  3. piano casa o agevolazioni sul al credito soprattutto per le zone altamente turistiche;
  4. ottimizzazione dei processi di lavoro in termini di nuove forme di relazione: il lavoro non deve essere un ostacolo alla serenità del personale;
  5. remunerazione di risultato al pari di quanto avviene per altre amministrazioni finanziarie che spesso “beneficiano” proprio dei risultati avviati sul lavoro dei finanzieri;
  6. maggiori tutele sul piano legale, civile e giudiziario: il finanziere-poliziotto non deve essere uno sceriffo, ma nemmeno essere considerato alla stregua dei delinquenti.

Le risorse appostate con la legge di Bilancio hanno soltanto accennato a queste esigenze primarie volte a creare i presupposti per una sicurezza che valga il nome. Attendiamo fiduciosi lo sblocco di ulteriori risorse verso la primavera, quando le dinamiche del bilancio dello Stato consentiranno l’apertura di nuovi percorsi di finanziamento, e l’apertura di un tavolo di confronto all’interno del MEF con il quale avviare un processo di revisione dei premi provenienti dalla lotta all’evasione fiscale: i finanzieri devono essere considerati protagonisti del controllo economico finanziario al pari delle Agenzie delle Entrate.

Buon 2026 a tutti.

Il Segretario Generale – Francesco Zavattolo

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