l Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri Sicilia esprime solidarietà. Difesa della legalità: “Condanniamo fermamente ogni forma di minaccia ed intimidazione. La violenza verbale non può mai essere uno strumento di confronto; sosteniamo il Sindaco di Acate nella sua azione amministrativa”.
Riportiamo di seguito l’intervento del giornalista Giuseppe Bascetto sull’accaduto.
🟥Ad Acate la parola diventa pressione
Solidarietà al sindaco Gianfranco Fidone e Gianfranco Fidone mentre il linguaggio scivola oltre il consentito.
🟥Ci sono momenti in cui non è più possibile rifugiarsi nella zona grigia del “è solo una diretta”, del “sono parole dette a caldo”, del “è il linguaggio dei social”, perché quando le parole iniziano a costruire un clima fatto di allusioni, di avvertimenti, di promesse di esposizione pubblica sistematica, quel linguaggio smette di essere un’espressione e diventa uno strumento.
🟥Il video pubblicato da Roberto il Saggio sulla pagina “Parliamone qui Acate”, non è un episodio isolato ma l’ennesima manifestazione di una modalità precisa di stare nello spazio pubblico. Lanciare moniti, minacciare(lo aveva fatto anche con Riccardo Zingaro nell’ottobre del 2023), preannunciare conseguenze, evocare un “noi” indistinto e pronto a intervenire, costruire un bersaglio senza mai nominarlo direttamente ma lasciandolo intendere, come se l’ambiguità fosse una forma di protezione e allo stesso tempo un’arma.
“Ti renderanno la vita difficile”.
“Ti sputtaneranno minuto per minuto”.
“Non ti faremo fiatare”.
🟥Non serve aggiungere altro, perché dentro queste espressioni, ripetute e rilanciate, c’è già tutto: dalle allusioni alle minacce. Non siamo più dentro un confronto politico, anche duro, anche radicale, ma dentro un linguaggio pericoloso che utilizza la pressione sociale come leva, che costruisce una tensione continua, che trasforma la parola in una forma di accerchiamento.
E qui nasce una domanda: quando inizia a parlare al plurale a chi si riferisce?
chi sono “loro”?
Chi sono questi soggetti che dovrebbero “rendere la vita difficile” al Sindaco di Acate?
Chi sono quelli che lo “sputtaneranno” giorno dopo giorno?
Una comunità? Un gruppo organizzato? Una rete che agisce con metodo? Ma sopratutto con quali mezzi?
🟥Perché se esiste un “loro”, allora esiste anche una responsabilità, e quella responsabilità non può essere nascosta dietro una diretta Facebook o dietro un linguaggio volutamente allusivo.
Ecco perché esprimere solidarietà al sindaco di Acate, Gianfranco Fidone, non è un atto formale né una presa di posizione di parte, ma una necessità civile, perché qui non si sta discutendo nel merito di scelte amministrative o politiche, ma si sta costruendo un clima pericoloso in cui l’avversario viene progressivamente esposto, delegittimato, trasformato in bersaglio di una campagna che viene annunciata, rivendicata e rilanciata pubblicamente.
🟥E tutto questo non è normale in una comunità piccola, dove le parole non restano astratte ma diventano immediatamente pressione reale.
🟥C’è poi un ulteriore elemento che merita di essere chiarito, non per alimentare polemiche ma per ristabilire un minimo di trasparenza nel discorso pubblico.
🟥Nel corso della diretta, questo soggetto rivendica con insistenza di svolgere da oltre venticinque anni attività di vigilanza per “diverse aziende importanti”, utilizzando questa affermazione come una sorta di certificazione implicita di affidabilità personale e professionale; ma proprio perché questa rivendicazione viene esposta pubblicamente e utilizzata come elemento di legittimazione, è inevitabile porsi alcune domande, semplici ma decisive.
🟥A che titolo viene svolta questa attività?
Esiste una società autorizzata, con le licenze previste per operare nel settore della vigilanza privata, che è regolato da normative precise e da autorizzazioni prefettizie?
Oppure si tratta di attività diverse, riconducibili alla guardiania o al portierato, che hanno un inquadramento completamente differente e che non possono essere sovrapposte, neanche sul piano comunicativo, alla vigilanza vera e propria?
Perché la differenza non è semantica, non è un dettaglio tecnico, ma è sostanziale.
🟥E allora diventa inevitabile chiedersi anche questo:
le aziende che lo avrebbero “ingaggiato” lo hanno fatto all’interno di un perimetro pienamente regolare, con tutte le autorizzazioni necessarie, oppure siamo davanti a una rappresentazione semplificata, se non addirittura folkloristica, di attività che hanno tutt’altra natura?
Non è una questione personale.
È una questione di chiarezza, soprattutto quando si utilizza il proprio ruolo per costruire credibilità pubblica.
🟥Alla fine, però, il punto centrale resta uno solo, ed è difficile aggirarlo: il linguaggio utilizzato in questa diretta è grave, non tanto per il tono — che pure è sprezzante, rabbioso, sfidante — ma per il contenuto implicito che porta con sé, per quella continua evocazione di pressioni, di campagne, di gruppi pronti a intervenire, che nulla ha a che vedere con il confronto democratico e che invece apre scenari che una comunità sana dovrebbe respingere senza esitazioni.
🟥Perché la politica può essere dura, può essere aspra, può essere anche feroce nelle critiche, ma ha un limite, e quel limite viene superato nel momento in cui la parola non si limita più a criticare ma inizia a minacciare, anche solo indirettamente, anche solo per allusione.
Ed è esattamente lì che Acate, oggi, si trova.
Davanti a un bivio semplice ma decisivo:
accettare che questo diventi il linguaggio normale, oppure avere il coraggio di dire, che così non si può andare avanti?